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Ryugu e Bennu, le storie parallele di due asteroidi

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Ryugu e Bennu, le storie parallele di due asteroidi

Ryugu e Bennu non sono personaggi di cartoni animati ma due distinti asteroidi, visitati in questo momento rispettivamente dalla missione giapponese Hayabusa-2 e da quella statunitense Osiris-Rex.

Al congresso mondiale di planetologia in corso a Ginevra, dove si trovano anche i ricercatori italiani coinvolti in questi progetti, sono state presentate le ultime novità su queste missioni che, oltre a esplorare il proprio asteroide in ogni dettaglio, si propongono di riportarne a terra dei campioni. Osiris-Rex, partita due anni dopo la concorrente giapponese, si sta preparando a un rapido assaggio della superficie di Bennu in un punto ancora da stabilire.

Intervista Maurizio Pajola, Inaf Padova

La sonda nipponica ha invece già, letteralmente, ficcato il naso due volte su Ryugu, addirittura scavando un piccolo cratere con un’esplosione, e i campioni raccolti dovrebbero arrivare sulla Terra già nel 2020. Ma quali sono le ultime novità scientifiche dalla missione Hayabusa-2?

Intervista Ernesto Palomba, Inaf Roma
e Antonella Barucci, Observatoire de Paris

Servizio a cura di Stefano Parisini, Media Inaf; interviste da Epsc-Dps di Ginevra di Caterina Boccato, Inaf Padova.
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TG SCIENZA AGENZIA DIRE OSIRIS PRONTA AD INCONTRA BENNU

Dopo la storica missione Rosetta che ci ha portato a tu per tu con una cometa, siamo pronti a rivivere le stesse emozioni con OSIRIS-Rex (Origins Spectral Interpretation Resource Identification Security Regolith Explorer) che arriverà nei pressi di un asteroide.

101955 Bennu è un asteroide Apollo del Sistema solare. È stato scoperto l’11 settembre 1999, nell’ambito del programma LINEAR. Le sue caratteristiche ne permettono la classificazione tra gli asteroidi carbonacei di tipo B.

Inizialmente identificato con la designazione provvisoria 1999 RQ36, nell’aprile 2013, a seguito della scelta di porlo come obiettivo della missione OSIRIS, ha ricevuto la denominazione definitiva con riferimento all’omonima divinità minore egizia.

Bennu è un oggetto facilmente raggiungibile, su un’orbita non inclinata rispetto al nostro pianeta con un diametro di circa 500 metri. Queste caratteristiche hanno fatto di questo asteroide un bersaglio ingegneristicamente sicuro e scientificamente interessante.

La missione OSIRIX-Rex, della durata complessiva di sette anni, è nata in casa Nasa, seguita principalmente della University of Arizona e gestita dal Goddard Center, e a cui ha lavorato anche l’agenzia spaziale canadese. Nel progetto ci sono dei co-investigator di altri Paesi, tra cui tre italiani dell’Istituto nazionale di Astrofisica (Inaf), Elisabetta Dotto, John Robert Brucato e Maurizio Pajola.

OSIRIS-REx è partita a bordo di un vettore Atlas V, dalla base di Cape Canaveral in Florida, quando in Italia era l’1:05 dell’9 settembre 2016.
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La storia moderna di un universo antico

Intervista a Helge Kragh, professore emerito al Niels Bohr Institute, Università di Copenaghen, ed ex professore di storia della scienza all'Università di Aarhus, in Danimarca. Con due dottorati, uno in fisica e l'altro in filosofia, ha contribuito a una vasta gamma di argomenti nella storia delle scienze fisiche. Il suo ultimo lavoro (in collaborazione con M. Longair) è “The Oxford Handbook on the History of Modern Cosmology” pubblicato nel 2019, anno in cui gli è stato assegnato il premio Abraham Pais dalla American Physical Society per il suo lavoro sulla storia della fisica e della cosmologia.

Intervista realizzata da Giuseppe Fiasconaro a Palermo in occasione del Convegno internazionale di studi L’Uomo e il Cosmo nella storia. Paradigmi, miti, simboli Palermo, 18/20 settembre 2019
Montaggio di Stefano Parisini, Media Inaf
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Si alza il sipario sulla Notte Europea dei Ricercatori 2019

La conferenza stampa - presenziata dal nuovo titolare del dicastero dell’Istruzione, Università e Ricerca - ha lanciato le iniziative in programma per il 27 settembre nell’ambito dei vari progetti attivi in giro per l’Italia, tutti con il comune obiettivo di avvicinare i cittadini alla scienza.

Proprio su questo il ministro ha focalizzato il proprio intervento assicurando che se nei mesi passati c’è stata una percezione di distanza tra politica e scienza questo ministero ha intenzione di azzerare questa distanza, mettendo la scienza al centro delle decisioni politiche.

Servizio di Francesca Aloisio e Marco Galliani - Media Inaf

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Scienze e tecnologia astronomica nel Vicentino

Giovedì 29 novembre 2018, nell'Odeo del Teatro Olimpico, un appuntamento dal titolo Scienze e tecnologia astronomica nel Vicentino, tornata accademica della Classe di Scienze e tecnica. Relatori: Giulia Rodighiero, accademico olimpico; Maurizio Pajola, dell'Osservatorio atronomico di Padova; e Giovanni Dal Lago, presidente di Officina stellare srl di Sarcedo (VI).

Ricerca nello spazio

All’Università di Verona oggi l’intervento di Maurizio Pajola un giovane ricercatore che collabora ad alcune missioni della Nasa. Per riuscire, sogni, passione e impegno.
MAURIZIO PAJOLA - Ricercatore TD INAF OAPd

Acqua su Marte: quali risvolti per l'esplorazione? - Dr. Maurizio Pajola

LA SCIENZA IN UN BICCHIERE del 15 novembre 2018
Acqua su Marte: quali risvolti per l'esplorazione?
dott. Maurizio Pajola (INAF Padova)

In un lontano passato, su Marte era presente un ciclo dell’acqua come oggi lo conosciamo sulla Terra. Dov'è finita tutta quest'acqua? In parte ghiacciata sulle calotte polari, in parte legata ai minerali nel suolo, in parte persa nello spazio. La novità è che 22 scienziati italiani hanno scoperto che una parte si trova ancora in forma liquida nel sottosuolo marziano: una scoperta dalle profonde implicazioni sia esobiologiche che per la futura esplorazione robotica ed umana del Pianeta Rosso.

MAURIZIO PAJOLA è ricercatore all'Osservatorio Astronomico di Padova e lavora sui dati CaSSIS/ExoMars della superficie di Marte e della superficie del satellite Phobos; collabora inoltre alle missioni Rosetta e BepiColombo dell'ESA e OSIRIS-REx della NASA.
Laureatosi in Astronomia all'Università di Padova nel 2010, ha conseguito il Dottorato in Astronautica e Scienza da Satellite al CISAS (Centro Interdipartimentale di Studi ed Attività Spaziali “G. Colombo”) nel 2014 e ha svolto anni di post-dottorato presso il CISAS stesso e poi al laboratorio NASA Ames Research Center a Moffett Field, California. Durante la sua carriera si è occupato dell'analisi della superficie di Marte e del suo satellite Phobos, ma anche della cometa 67P e dell'asteroide Lutetia, principalmente attraverso le immagini acquisite dalla fotocamera OSIRIS a bordo della missione Rosetta.

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